I capi di governo di Germania, Italia e Belgio vogliono che gli Stati membri dell’UE possano bloccare le nuove normative ritenute eccessivamente costose e in una lettera indirizzata al presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, propongono un meccanismo di “freno d’emergenza”.

Germania, Italia e Belgio vogliono aumentare l’influenza dei governi nazionali sul processo legislativo dell’Unione europea. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz, la premier italiana Giorgia Meloni e il primo ministro belga Bart De Wever chiedono la creazione di un meccanismo che consenta agli Stati membri di intervenire qualora le nuove normative dell’Unione siano ritenute troppo costose o eccessivamente onerose per l’economia. I leader hanno presentato le loro richieste in una lettera indirizzata al presidente del Consiglio europeo António Costa. A loro avviso, l’UE deve accelerare le azioni volte a migliorare la competitività dell’industria europea e a ridurre la burocrazia.

Merz, Meloni e De Wever chiedono l’istituzione del cosiddetto “freno di emergenza” (emergency brake). Il meccanismo consentirebbe agli Stati membri di bloccare le nuove normative qualora i governi ritengano che queste impongano oneri sproporzionati alle imprese o alla pubblica amministrazione.

Non si tratta solo di semplificare le norme già in vigore. La proposta riguarda anche le modalità di introduzione delle nuove normative e la possibilità di intervenire prima che i relativi costi diventino un onere aggiuntivo per l’economia. Per il momento non sono stati forniti dettagli su come dovrebbe funzionare questo meccanismo.

I leader dei tre paesi intendono inoltre accelerare le procedure di pianificazione e di ottenimento delle autorizzazioni. Chiedono inoltre l’introduzione di un principio di priorità che consentirebbe la sospensione temporanea di determinati ambiti normativi.

Questo trio inaspettato si era precedentemente opposto ai meccanismi di “freno d’emergenza”, un tempo sostenuti dal Regno Unito prima della Brexit, che avrebbero permesso ai governi di bloccare la legislazione europea ritenuta una minaccia per importanti interessi nazionali o economici. I trattati UE prevedono meccanismi di sospensione d’emergenza in settori limitati della sicurezza sociale e della giustizia penale. Quando invocato da uno Stato membro, il meccanismo sospende automaticamente la legislazione e la deferisce al Consiglio europeo per la discussione da parte dei leader dell’UE.

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Merz e Meloni: occorre ridurre la burocrazia

Secondo gli autori della lettera, l’Unione dovrebbe ridurre ulteriormente la burocrazia e garantire una protezione particolare alle piccole e medie imprese. “Chiediamo ulteriori pacchetti ambiziosi di semplificazioni per accelerare decisamente la riduzione della burocrazia nell’Unione europea”, hanno scritto i leader.

A loro avviso, gli oneri normativi eccessivi possono indebolire le imprese europee, limitare gli investimenti e portare alla perdita di capacità produttiva a vantaggio dei concorrenti al di fuori dell’UE. I primi ministri e il cancelliere sottolineano che non si può permettere che regolamenti superflui e gli oneri ad essi connessi indeboliscano l’industria e la competitività.

Attualmente, il processo legislativo dell’UE si basa su procedure alle quali partecipano, tra gli altri, la Commissione europea, il Consiglio dell’UE e il Parlamento europeo. A seconda della base giuridica, i singoli atti vengono adottati secondo regole diverse, anche con la partecipazione degli Stati membri e del Parlamento europeo.

A settembre, 11 Stati membri, tra cui Polonia, Germania e Italia, si sono espressi a favore di una pausa di un anno nella presentazione di nuove proposte legislative, al fine di concentrarsi sull’attuazione delle norme esistenti e sulla valutazione dei loro effetti.

L’idea, definita “anno della semplificazione”, prevedeva, tra l’altro, una valutazione più approfondita delle nuove normative in termini di competitività dell’economia e revisioni periodiche della legislazione vigente. L’Austria, che ha guidato questa iniziativa, ha sostenuto che Bruxelles dovrebbe prima verificare come funzionano le norme esistenti, invece di crearne continuamente di nuove.

La competitività, i prezzi dell’energia, il bilancio pluriennale dell’Unione e il sostegno all’Ucraina saranno tra i temi del vertice del Consiglio europeo, in programma giovedì e venerdì (15-16 ottobre).

Le critiche alla proposta di Meloni, Merz e De Wever

Le critiche al progetto di introdurre un freno politico alla legislazione europea non sono nuove. Già lo scorso febbraio, l’eurodeputato tedesco René Repasi, presidente della delegazione SPD al Parlamento europeo, aveva contestato un’analoga proposta avanzata da Meloni, Merz e De Wever.

“Chi scredita la democrazia definendola burocrazia mette in discussione il processo legislativo europeo”, aveva denunciato, sostenendo che il meccanismo rivelasse “una concezione discutibile della democrazia”. Una presa di posizione particolarmente significativa perché proveniente dal partito socialdemocratico tedesco, alleato di governo del cancelliere Merz.

Tra le voci critiche alla nuova proposta avanzata dai tre leader si è levata anche quella dell’eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra (AVS) Benedetta Scuderi, secondo cui l’introduzione di un “freno d’emergenza” per bloccare le normative europee considerate eccessivamente onerose rappresenterebbe un rischio per gli equilibri istituzionali dell’Unione.

“Dietro la retorica della semplificazione e della competitività si nasconde il rischio di sacrificare arbitrariamente molte importanti norme europee”, ha denunciato Scuderi, sottolineando come il nuovo meccanismo potrebbe trasformarsi in uno strumento di pressione politica sulle decisioni europee, alterando gli equilibri tra Commissione, Parlamento e Consiglio e alimentando disparità tra gli Stati membri.

L’eurodeputata ha inoltre contestato la vaghezza del criterio dell’”eccessiva onerosità”, chiedendosi chi avrebbe il potere di stabilire quali normative sospendere. “La semplificazione è utile se elimina duplicazioni, adempimenti inutili e procedure sproporzionate, ma una cosa è migliorare l’applicazione delle regole e un’altra è introdurre un potere politico per sospenderle perché qualcuno le considera scomode”, ha concluso, ribadendo che la competitività europea dovrebbe essere rafforzata attraverso investimenti nella ricerca, nelle tecnologie pulite e nella qualità del lavoro, anziché attraverso un indebolimento delle garanzie normative.

Con un’aggiunta di Simone Cantarini.

Leggi qui l’articolo originale di FocusEurope Poland.

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